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06 Agosto 2026
Due diligence del partner commerciale americano: come verificare affidabilità e solidità
Per un’impresa italiana che intenda sviluppare la propria attività negli Stati Uniti, la scelta del partner commerciale rappresenta spesso uno dei passaggi più importanti dell’intero progetto di internazionalizzazione. Distributori, agenti, importatori e rivenditori locali possono agevolare l’accesso al mercato, mettere a disposizione relazioni già consolidate e ridurre i tempi necessari per raggiungere la clientela. La stessa scelta può, tuttavia, determinare conseguenze negative quando il partner non disponga delle risorse, dell’organizzazione o dell’affidabilità necessarie per rispettare gli impegni assunti.
È piuttosto frequente che la valutazione iniziale si concentri quasi esclusivamente sulle capacità commerciali dichiarate dall’interlocutore. Il numero di clienti, la conoscenza del settore, la rete di vendita e la presenza territoriale costituiscono certamente elementi importanti, ma non consentono, da soli, di misurare la solidità di un’impresa americana. Una presentazione commerciale convincente, un sito internet professionale o la disponibilità a sottoscrivere rapidamente un accordo non garantiscono, infatti, che il partner sia adeguatamente patrimonializzato, non interessato da contenziosi rilevanti o realmente in grado di rispettare gli obblighi assunti.
La due diligence dovrebbe iniziare dall’identificazione esatta della controparte. Negli Stati Uniti è frequente che società appartenenti allo stesso gruppo utilizzino denominazioni simili, marchi comuni o nomi commerciali diversi dalla ragione sociale. È, quindi, opportuno verificare quale entità giuridica stipulerà il contratto, in quale Stato sia stata costituita e dove abbia la propria sede effettiva. Una corporation o una limited liability company costituita in Delaware, ad esempio, potrebbe svolgere la propria attività principale in un altro Stato e operare attraverso società controllate o collegate.
I registri del Secretary of State competente consentono normalmente di verificare l’esistenza della società, la data di costituzione, lo status della legal entity e, in alcuni casi, informazioni ulteriori relative agli amministratori o ai cc.dd. registered agents. Lo status di good standing indica generalmente che la società è regolarmente esistente e ha adempiuto agli obblighi amministrativi annuali previsti dallo Stato di costituzione. Tale indicazione non costituisce, tuttavia, una certificazione della solidità finanziaria o dell’affidabilità commerciale dell’impresa. Una società può essere formalmente attiva e, allo stesso tempo, versare in gravi difficoltà economiche.
È, inoltre, opportuno verificare chi abbia effettivamente il potere di rappresentare la controparte. Nelle trattative commerciali può accadere che il rapporto venga gestito da un direttore commerciale, da un consulente o da un soggetto appartenente a un’altra società del gruppo. Prima della sottoscrizione dell’accordo, l’impresa italiana dovrebbe accertarsi che il firmatario sia autorizzato ad assumere obbligazioni in nome e per conto della società indicata nel contratto. Quando il partner operativo sia una società di recente costituzione o dotata di risorse limitate, può essere ragionevole richiedere una garanzia della capogruppo (c.d. parent company guarantee) o di un’altra legal entity finanziariamente più solida.
Il secondo livello di analisi riguarda la situazione economica e finanziaria. La richiesta di bilanci, rendiconti finanziari, informazioni bancarie o referenze commerciali dovrebbe essere proporzionata alla rilevanza del rapporto. Maggiore è l’esposizione dell’impresa italiana — in termini di dilazioni di pagamento, investimenti promozionali, scorte affidate o esclusiva territoriale — maggiore dovrebbe essere il grado di approfondimento. Particolare attenzione andrebbe riservata alla continuità dei ricavi, al livello di indebitamento, alla liquidità disponibile e alla capacità del partner di sostenere i costi necessari per sviluppare concretamente il mercato.
Le informazioni fornite direttamente dalla controparte possono essere integrate attraverso report commerciali e creditizi. Tali strumenti consentono di ottenere indicazioni sulla puntualità dei pagamenti, sull’esposizione finanziaria e su eventuali variazioni significative nella struttura dell’impresa. Anche in questo caso, il dato dovrebbe essere interpretato nel contesto aziendale di riferimento. Una società in rapida crescita potrebbe presentare un indebitamento elevato senza essere necessariamente insolvente, mentre un’impresa apparentemente stabile potrebbe dipendere da pochi clienti o da linee di credito facilmente revocabili.
Un ulteriore controllo riguarda la presenza di procedure concorsuali, azioni giudiziarie e altri procedimenti potenzialmente pregiudizievoli. La frequenza delle controversie commerciali negli Stati Uniti rende poco significativo il fatto che una società sia coinvolta in un giudizio. Occorre, piuttosto, valutare la natura, la rilevanza e la ripetitività delle contestazioni. Numerose azioni di recupero crediti promosse da fornitori, controversie ricorrenti con dipendenti o clienti e procedimenti relativi a pratiche commerciali scorrette possono indicare criticità strutturali che non emergono dalla documentazione finanziaria.
Le verifiche dovrebbero estendersi, quando giustificato dalle caratteristiche del caso di specie, anche a eventuali garanzie e vincoli sui beni del partner. Nel sistema statunitense, un creditore può ottenere una security interest su beni aziendali, magazzino, crediti e proventi dell’attività. La presenza di registrazioni effettuate ai sensi dell’Article 9 dell’Uniform Commercial Code non implica necessariamente una situazione di dissesto, poiché tali garanzie accompagnano frequentemente finanziamenti ordinari. Un numero elevato di vincoli o una garanzia estesa alla generalità dei beni può, tuttavia, ridurre sensibilmente le possibilità di recupero dei creditori chirografari in caso di insolvenza.
La valutazione non dovrebbe esaurirsi con le indagini finanziarie. Un distributore può essere economicamente affidabile, pur non disponendo di una struttura commerciale adeguata per promuovere il prodotto italiano. È, pertanto, necessario comprendere quali territori siano effettivamente coperti, quanti venditori siano impiegati, quali clienti vengano serviti e quali prodotti concorrenti siano già rappresentati. Le referenze di fornitori e operatori del settore possono fornire informazioni particolarmente utili al riguardo.
Particolare prudenza è richiesta quando il partner chieda un’esclusiva. L’attribuzione di diritti esclusivi su tutto il territorio statunitense può apparire giustificata dalla necessità di incentivare gli investimenti del distributore, tuttavia rischia di bloccare l’accesso a un mercato estremamente vasto quando il partner disponga di una presenza limitata soltanto ad alcuni Stati o canali commerciali. L’esclusiva dovrebbe quindi essere collegata a obiettivi verificabili, come volumi minimi, investimenti promozionali, copertura territoriale e rendicontazione periodica. Il mancato raggiungimento degli obiettivi dovrebbe consentire di ridurre il territorio, trasformare il rapporto in non esclusivo o risolvere il contratto.
La due diligence dovrebbe inoltre considerare la compliance normativa. A seconda del settore, può essere necessario accertare il possesso di licenze, autorizzazioni e coperture assicurative adeguate. È altresì opportuno verificare che il partner disponga di policy interne coerenti con le normative applicabili in materia di anticorruzione, sanzioni economiche, tutela dei consumatori, sicurezza dei prodotti e trattamento dei dati. Il comportamento del distributore o dell’agente locale può infatti incidere direttamente sulla reputazione del marchio italiano e, in determinate circostanze, generare responsabilità anche per il produttore.
I risultati della verifica dovrebbero, infine, essere tradotti in protezioni contrattuali adeguate. Se la controparte presenta una struttura finanziaria limitata, si potranno prevedere pagamenti anticipati, limiti di credito, garanzie bancarie o forme di assicurazione del credito. Quando il rischio riguardi soprattutto l’esecuzione commerciale, il contratto potrà disciplinare obiettivi minimi, obblighi informativi, gestione del magazzino, uso del marchio e condizioni per il mantenimento dell’esclusiva. Dovranno, inoltre, essere regolati con chiarezza la durata del rapporto, le cause di risoluzione, la gestione degli ordini pendenti e la restituzione dei materiali e delle informazioni riservate.
La scelta del partner americano non può, in definitiva, basarsi soltanto sulla fiducia personale o sulle opportunità prospettate durante la trattativa. L’obiettivo della due diligence non è eliminare ogni possibile rischio, ma comprendere con chi si sta instaurando il rapporto, quali risorse siano effettivamente disponibili e quali strumenti possano proteggere l’impresa italiana. Una verifica preventiva proporzionata al valore e alla durata dell’operazione consente di negoziare condizioni più consapevoli, ridurre l’esposizione finanziaria e costruire una collaborazione commerciale maggiormente stabile e sostenibile.
Ferretti Firm
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